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Memorie della canzone francese. Nascita di un genere musicale (1848–1945), Grooves. Collana di Studi Musicali Afro-Americani e Popular, 2022. ISBN: 9788855431309

La canzone francese ha vissuto la sua età dell’oro tra gli anni ’50 e gli anni ’70 del secolo scorso, quando autori e interpreti straordinari hanno creato un genere che ha ottenuto fama internazionale e ha aperto la strada del rinnovamento anche in altri paesi, a cominciare dall’Italia. Poco si conosce, però, della genesi della canzone francese, nata nella Parigi “capitale del XIX secolo” e che è forse il primo esempio al mondo di canzone autenticamente moderna, parte integrante della neonata sfera pubblica, dell’avvento della società di massa e dell’industria dell’intrattenimento.
Questo libro indaga in profondità, servendosi di una griglia interpretativa interdisciplinare, i momenti meno noti della canzone francese: le ballate popolari anonime, i primi chansonnier come Béranger e Aristide Bruant, argomenti di solito sbrigativamente liquidati nelle prime pagine dei libri dedicati all’argomento, trovano qui lo spazio e l’attenzione che meritano, mentre Édith Piaf viene inquadrata nell’ambito della chanson réaliste, riflesso del naturalismo letterario, che include figure poco conosciute in Italia come Fréhel e Damia. Analizzando il contesto e le opere in sé, nel loro ricavarsi uno spazio autonomo tanto dalla poesia quanto dalla canzone ‘colta’, il volume percorre poi sia la strada del music hall con artisti come Maurice Chevalier e Mistinguett, sia quella della canzone del dissenso, che ha le sue origini nei cabaret di Montmartre, si sviluppa negli anni ’30 con Gilles et Julien nel difficile clima politico dell’epoca e sfocia nello stile rive gauche: un lungo momento di incubazione, insomma, di forme, linguaggi, temi e motivi che forniranno il sostrato alla grande esplosione del secondo dopoguerra a partire dalla rivoluzione di Charles Trenet.
Un libro sulla nascita della canzone francese che è anche un libro su Parigi, eterna ‘musa’ del genere e città catalizzatrice di energie artistiche provenienti dall’intero mondo francofono, le cui mutazioni urbanistiche e antropologiche sono la principale fonte di ispirazione della grande tradizione della chanson.


Spettabili tutti, Saicomè (autoproduzione), 2016.

L’inascoltabile, l’indigeribile, l’impresentabile Gianfranco Marziano: se il turpiloquio e la bestemmia allontanano, o fanno adorare, il cantante, chitarrista e compositore salernitano (ma Marziano è anche fumettista, attore e narratore), Spettabili tutti intende fare piazza pulita di questa banale e scontata connotazione mostrando la complessità e la ricchezza di un artista unico ed inimitabile, scomodo e controcorrente, nel senso più autentico, e pericoloso, del termine. Scavando nella produzione del Faraone, come lo chiamano i suoi fan, il libro descrive l’universo artistico di Marziano e dà un senso unitario al suo lavoro, mettendo in relazione i personaggi e le situazioni che si ritrovano nella sua enorme produzione: per trovare, nella risata e nello sberleffo, l’antidoto all’ignominia della condizione umana. Spettabili tutti è una auto-produzione (Saicomè).

Per informazioni, consultare la pagina facebook Spettabili tutti


Legacies of Ewan MacColl, Ashgate, Farnham, 2014. ISBN: 978-1409424307 (edizione economica 9781409424314).

Ewan MacColl è stato probabilmente il più grande folk-singer di lingua inglese oltre che un innovatore, come autore e come attore, del teatro britannico. Lo incontrai nel 1987 e nel 1988 e in quelle occasioni  registrai un’intervista di circa otto ore (l’ultima e la più lunga rilasciata  dall’artista). Quest’intervista, trascritta dopo venti anni, esce in un volume in lingua inglese realizzato in collaborazione con il musicologo Allan F. Moore, con un apparato critico, vari saggi e fotografie inedite  Il racconto di MacColl copre un’enorme quantità di questioni (dalla politica al folk revival, dal teatro alla ricerca sul campo fino ad una lunga e completa esposizione analitica dei repertori delle isole britanniche): un secolo di storia inglese, insomma, vista ‘dal basso’ e raccontata dalla voce di un grande protagonista. Con prefazione di Peggy Seeger.


Gli spazi della canzone, Lim, Lucca, 2013. ISBN: 88-7096-708-1

Questo libro racconta la genesi e lo sviluppo della canzone napoletana a partire dalla complessa mutazione urbanistica e culturale che investì Napoli a fine Ottocento: una mutazione che trasformò la vecchia capitale borbonica in moderna metropoli e permise ai ceti emergenti dell’epoca di reinventare l’immagine della città dopo il declassamento derivato dall’Unità d’Italia e le difficoltà a trovare un ruolo nella modernità capitalistica. In costante confronto con altri generi urbani, e adottando una griglia interpretativa interdisciplinare, il volume mostra come la canzone napoletana abbia sostituito i linguaggi della tradizione popolare con una ‘grande narrazione’ della città e dei suoi spazi ed attraverso un vero e proprio canone poetico e compositivo che ha poi profondamente influenzato tutta la canzone italiana successiva. Il racconto arriva fino ai nostri giorni, con il prepotente avvento della canzone di malavita negli anni ’60 e ’70 e il ruolo che ha la canzone classica oggi insieme alle nuove musiche che ad essa si richiamano.

Estratti dalla prefazione di Francesco Giannattasio, professore ordinario di etnomusicologia all’Università Sapienza di Roma.


Nel corpo della tradizione, squilibri, Roma, 2004. ISBN: 88-89009-047

Dal culto delle anime del Purgatorio alle feste mariane, dal Carnevale ai santi decollati, questo saggio riflette sulla cultura subalterna del Mezzogiorno in rapporto alle dinamiche di trasformazione del moderno e in polemica con alcune accomodanti riletture delle tradizioni popolari. Il corpo del devoto – un corpo individuale e collettivo impegnato nel pellegrinaggio, nella danza e nella trance – diventa, nella metamorfosi rituale, una macchina simbolica e significante, strumento linguistico che evoca il travaglio delle tappe della vita e dei corrispondenti riti di passaggio. Lungo il millenario diagramma mitico, rituale e simbolico delle tradizioni popolari meridionali si delinea così la storia stessa del corpo in Occidente, delle sue maschere e delle sue trasformazioni: una storia dove l’ arcaico si svela come l’inafferrabile rovescio della nostra civilizzazione, il suo oggetto perduto, che ci permette di cogliere l’immagine di un mondo libero dal bisogno, dal rancore e dalla fatica e al quale non abbiamo più il coraggio di dare spazio neanche nei nostri sogni. Nel meridione dei mille santi e delle mille madonne, infatti, proprio il sogno gode di uno statuto particolare e lo si ascolta e lo si socializza: in esso è la voce del corpo stesso che chiede ascolto e ricorda la sua originaria condizione di solitudine e di abbandono, in una rappresentazione del sacro dove la violenza dei gesti e la potenza delle immagini non serve a placare le divinità del cielo o gli spiriti della natura ma a scrutarsi angosciosamente in uno specchio deformante.

Estratti (note escluse)


Il Vesuvio nel motore, manifestolibri, Roma, 1999. ISBN: 88-7285-1874

Nel 1974 un gruppo di operai dell’Alfasud di Pomigliano d’Arco mette su un collettivo musicale e teatrale per cantare le lotte della fabbrica sui ritmi delle tarantelle e delle “tammurriate”. E’ l’inizio del Gruppo Operaio ‘e Zezi, la più straordinaria esperienza di fusione tra musica popolare e canzone politica mai avvenuta in Italia, che conoscerà negli anni un sorprendente successo non solo nel nostro Paese. Il libro ricostruisce questa lunga vicenda nei suoi rapporti con la cultura popolare dell’entroterra napoletano e con la traumatica modernizzazione che questa cultura ha dovuto subire. I testi, le musiche, il teatro di una vulcanica “paranza rossa” sotto lo sguardo severo delle antiche madonne nere campane.

Estratti (note escluse)